Amor di padre e giustizia

Questo blog nasce per dare voce a un papà e all'amore per i suoi figli. Non sono la mamma di quei bambini, sono la compagna di quel papà e amo lui e loro allo stesso modo. Sento il suo amore per loro in ogni parola, vedo il suo amore per loro in ogni gesto, leggo il suo dolore in ogni scelta, condivido il suo sacrificio in ogni rinuncia, abbraccio il suo corpo quando trema per i singhiozzi, accarezzo il suo cuore quando trabocca d'amore che non può dare come vorrebbe. Questo blog è dedicato ai suoi bimbi. In questo blog scrive lui "aimiei figli" e scrivo io "cuoredimatita" perchè un giorno quei bimbi sappiano, sappiano leggere oltre le parole, sappiano leggere oltre i silenzi, sappiano leggere oltre quei no che papà è costretto a dire, sappiano leggere dietro le lacrime ingoiate e i sorrisi finti di quando la forza manca e anche il coraggio viene meno tanta la stanchezza. A voi cuccioli, perchè un giorno possiate sapere che gran padre non vi è consentito di vivere come vorreste e come lui sogna. Tu che leggi, tu che leggerai, tu che di passaggio qui arriverai, sappi che qui saranno i cuori e l'amore a parlare. Ascoltali se vuoi e, se puoi, aiutaci a cambiare questo mondo perchè non sia ancora così, perchè non sia altrove così, perchè non sia per altri così, perchè un giorno non ci sia un altro padre che vorrebbe solo amare...
giovedì, maggio 11, 2006

NON TUTTO E’ PERDUTO

Un ragazzo di 10 anni, decise di imparare il judo nonostante il fatto che avesse perso il suo braccio sinistro in un devastante incidente di auto.
Il ragazzo iniziò a prendere lezioni con un vecchio Maestro giapponese di judo. Il ragazzo procedeva bene e quindi non riusciva a capire perché, dopo tre mesi di insegnamento, il maestro gli aveva insegnato solo una mossa.

"Maestro," disse alla fine il ragazzo, "non dovrei imparare altre mosse?"
"Questa è l’unica mossa che conosci, ma è anche l’unica mossa che hai bisogno di conoscere” rispose il Maestro. Il ragazzo non aveva compreso bene, ma rispettava il suo Maestro quindi non chiese altre spiegazioni e continuò ad allenarsi.

Diversi mesi dopo, il Maestro portò il ragazzo alla sua prima gara. Sorprendendo se stesso, il ragazzo poté facilmente vincere i primi due match. Il terzo match si dimostrò più difficoltoso, ma dopo un po’ di tempo il suo oppositore divenne impaziente e caricò più duro; il ragazzo continuò ad usare la sua unica mossa e vinse la gara. Ancora sorpreso dal suo successo, il ragazzo arrivò fino alle finali. Questa volta l’oppositore
era più grosso, più forte e con più esperienza. Per un pò il ragazzo parve soccombere. Preoccupato che potesse farsi male, l’arbitro chiese un time-out. Stava per fermare la gara quando il Maestro intervenne.

"No," insistette il Maestro, "lasciamolo continuare." Molto presto l’oppositore fece uno sbaglio critico: abbassò la guardia. Istantaneamente il ragazzo usò la sua mossa e lo mise al tappeto. Il ragazzo aveva vinto il match e la gara.


Era il campione. Sulla strada verso casa, il ragazzo e il Maestro ripercorsero ogni mossa di ogni match. Il agazzo trovò il coraggio di chiedere quello che aveva in mente. "Maestro, come ho fatto a vincere la
gara con una mossa soltanto?"


"Hai vinto per due motivi," rispose il Maestro. "Prima di tutto, hai padroneggiato una delle mosse più difficili di tutto il judo. Secondo poi, l’unica difesa conosciuta per il tuo oppositore era quella di afferrare il tuo braccio sinistro." Il più grande punto di debolezza del ragazzo era diventato il suo più grande punto di forza.


"A volte sentiamo di avere dei punti di debolezza e ne diamo la colpa a Dio, alle circostanze e a noi stessi ma non ci rendiamo mai conto che la nostra debolezza può diventare un giorno la nostra forza. Ognuno di noi è
speciale e importante, quindi non pensare mai di avere punti di debolezza, non pensare mai all’orgoglio o al dolore, vivi solo la tua vita appieno e tirane fuori il meglio!"

postato da aimieifigli alle ore 10:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Chi sono

Utente: cuoredimatita
Nome: Giulia
Sono una donna che alcuni chiamano "ragazzetta", attaccata alle tradizioni ma che per lavoro guarda sempre in avanti, oltre. Amo la mia terra, il mio cane, la mia famiglia. Adoro scrivere e dipingere e mi prendo cura delle piante come delle persone che mi sono più care. Non so dire altro, forse altro non c'è da dire. Forse solo una cosa ancora: il mio nome non è Giulia. Giulia è il nome della figlia che sempre ho desiderato e che non ho.


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